Origini
del nome
Consuetudine far derivare il termine
Caciocavallo dall'abitudine dei casari di appendere
le forme a coppia, legate tra loro da una corda di
rafia, a cavallo di un bastone per la stagionatura.
Meno veritiera
ma più affascinante l'ipotesi della caseificazione,
in antichità, da parte di popolazioni asiatiche
di latte di giumenta. Il termine Podolico deriva
dall'utilizzo esclusivo del
latte di vacche Podoliche, razza poco produttiva (infatti
vengono munte una sola volta al giorno nei mesi primaverili
e estivi). Le Podoliche sono presenti, allevate allo
stato brado, su tutto l'Appennino meridionale.
Zona di produzione
In Basilicata la produzione del Caciocavallo
Podolico si estende sul territorio appenninico fino
al massiccio del Pollino, includendo le aree montane
della regione e quelle dei Calanchi del ferrandinese,
nel materano.
Tecnica di produzione
Il latte, munto secondo i canoni tradizionali
dei vaccari, viene, per metà, riscaldato fino
ai 50-60°C, la parte rimanente, opportunamente filtrata,
viene subito aggiunta in modo che la temperatura finale
del composto si aggiri attorno ai 40°C.
A questa temperatura è aggiunto il caglio liquido
di vitello o quello in pasta di capretto. La scelta
del caglio determina la tipologia di Caciocavallo che
si vuole ottenere: dolce nel primo caso, piccante nel
secondo.
Dopo circa 30 minuti si ottiene la giuncata che viene
spaccata e successivamente rotta con il piesco fino
ad ottenere granuli della dimensione di chicchi di mais.
A questo punto, per due volte, viene eseguito il seguente
procedimento: si fa sostare la cagliata per 15 minuti,
si separa il siero che, riscaldato fino ai 60°C,
viene rimescolato alla cagliata aggiungendo il sieroinnesto
(cizza).
Una volta matura, la cagliata viene estratta e posta
ad asciugare su uno spersore il legno, detto tompagno,
per circa un quarto d'ora.
Si procede al taglio in fette prima più spesse
e poi più sottili, infine la cagliata viene posta
in un tinaccio (giara) e lavorata con acqua a 85°C
fino a quando fila senza rompersi.
Dopo averla porzionata in forme da 2,5 kg, la si lavora
manualmente conferendole la foggia iniziale semisferica
e poi quella ovoidale con la caratteristica appendice
strozzata e chiusa all'apice.
Le forme, legate tra loro in coppia, vengono raffreddate
in acqua per circa 24 ore e poi immerse in salamoia
per circa 60 ore. Infine, per 15 giorni, vengono asciugati,
nello stesso luogo di lavorazione del latte, a cavallo
di
pertiche e stagionati in cantina per almeno 6 mesi.
Non è raro trovare Caciocavallo stagionato fino
a 7-8 anni.
Gastronomia
Il Caciocavallo va tagliato in fette
discoidali, successivamente in triangoli a base tondeggiante
e abbinato a vini bianchi (tipo Greco di Tufo, Fiano
di Avellino) quello dolce, a vini come il Cirò classico
rosso, l'Aglianico, il Taurasi quello aromatico e
piccante.
I Caciocavalli con oltre 24 mesi di stagionatura possono
essere gustati con i grandi vini muffati come il Santernes,
il Pantelleria.
Tutti possono essere abbinati ai mieli di acacia, eucalipto,
sulla e castagno.
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